La Basilica venne edificata tra il finire dell’XI e l’inizio del XII secolo. Costruita in stile Romanico, subì modifiche in stile Barocco e, successivamente, in stile Neoclassico. Nel 1903 il parroco Monsignor Agostino Desirelli, coadiuvato dall’architetto Cesare Nava, promosse un lavoro di restauro che riportò la Basilica all’originario stile Romanico. Tra il 1990 e il 2001 vennero eseguiti successivi lavori di ripulitura, ad opera di diversi restauratori, tra i quali il rivoltano Marco Cagna.
STRUTTURA
La facciata, a capanna, è corredata di un pronao costruito nel 1906. In origine aveva un unico ingresso centrale; quelli laterali furono aperti nel XVIII secolo.
Ai lati della struttura sono ben visibili contrafforti che bilanciano la spinta del peso delle volte a crociera poste all’interno; erano presenti 5 cappellette demolite nel secolo scorso.
L’abside maggiore, dotata di finestre strombate, paraste cordonate e archetti pensili, è ingentilita da una loggetta tripartita ad archi tondi, coperta da tetto a ventaglio.
L’edificio è suddiviso in tre navate che terminano con altrettante absidi. La navata centrale presenta tre campate, due con volta a crociera e una con volta a botte che copre il presbiterio e l’altare maggiore. Le navate laterali sono divise ciascuna in sei campate coperte da volta a crociera.
SCULTURA
La Basilica è stata edificata seguendo il canone cristiano dell’orientamento a est, dove sono collocati l’altare maggiore e l’arco trionfale. Il restauro del 1903 portò alla luce, sui capitelli e sulle pareti, innumerevoli ornati scultorei in stile Romanico: elementi floreali stilizzati, animali reali, spesso fantastici (sirene, draghi, grifoni) provenienti dai bestiari medievali. Alcune parti delle sculture danneggiate durante i restauri furono integrate da uno scultore di Cassano d’Adda, Giuseppe Varischi.
Una lettura cristologica di questi antichi ornati scultorei porta a indentificare a est la resurrezione, a ovest la morte, a sud la croce e a nord il sepolcro e la discesa agli inferi.
L’arco trionfale, uno degli elementi più significativi, è diviso in tre fasce: sulle due più esterne sono scolpite immagini che raffigurano la Pasqua e, sulla terza, l’uomo con una serie di animali reali e fantastici condotti ad adorare l’agnello pasquale posto al centro dell’arco citando l’Apocalisse.
Nel lato nord (il sepolcro e la discesa agli inferi) si trovano l’aquila, che rappresenta Dio che veglia il Figlio nel sepolcro e gli darà nuova vita nella resurrezione, e i re Davide e Salomone, anime liberate da Cristo disceso agli inferi. A ovest (la morte) troviamo raffigurati il leone che assale il cervo e la sirena, simbolo della forza di attrazione del male. A sud (la croce) troviamo gli arieti e i capri pronti per il sacrificio, il cervo, raffigurazione del Cristo capo della Chiesa, e il “tau”, croce decussata, simbolo della fedeltà a Dio e della sua protezione.
PITTURA
Sui pilastri e sulle pareti si possono osservare numerosi affreschi, in parte incompleti o con i segni delle scalpellature provocate dall’applicazione degli stucchi durante i lavori per il passaggio ai vari stili. Essi sono databili tra la metà del Trecento e i primi del Quattrocento. Le opere rappresentano figure di santi e alcuni episodi biblici. In particolare, si apprezza sulla parete di destra una Madonna con il Bambino raffigurati insieme a San Sigismondo, re dei Burgundi, a cui è dedicata la Basilica.
L’opera più importante è l’Ultima Cena posta sulla parete dell’abside principale, dietro l’altare maggiore. Sono riconoscibili Cristo e gli apostoli, Giuda è l’unico senza l’aureola, Giovanni è adagiato sul petto di Gesù Cristo. L’affresco è illeggibile nella parte inferiore: è possibile che si tratti di un’opera rimasta incompiuta dall’origine oppure che le due parti siano state realizzate con due tecniche diverse a malta fresca in alto e a calce spenta e polveri in basso, parte che si sarebbe persa nel tempo.
Ai lati dell’affresco è rappresentata la Madonna del latte, accompagnata da San Giovanni Battista e San Pancrazio. Sul lato sinistro sono visibili due date, una in numero romano (1337) e una seconda sopra l’immagine di San Vincenzo Ferreri recante il numero 1494. È presente anche una raffigurazione di San Francesco incompleta nella parte superiore.
Nelle absidi laterali si trovano, in quella di destra, il Cristo Giudice con Maria Vergine e San Giuseppe, e, in quella di sinistra, il Cristo Pantocratore seduto in trono, circondato dalla mistica mandorla e San Giovanni Battista, San Pietro, San Paolo, una santa inginocchiata e i quattro evangelisti.
La parte superiore dell’abside maggiore è decorata con affreschi realizzati durante i restauri del 1903 dal pittore Ernesto Rusca, noto per aver lavorato al restauro della Sala delle Asse del Castello Sforzesco di Milano e per aver decorato la Cattedrale di Lugano. Vi sono raffigurati alcuni dottori della Chiesa ed altri personaggi significativi per la storia della Basilica e del borgo di Rivolta d’Adda. Nel catino absidale trova posto un affresco realizzato con la tecnica del falso mosaico in cui Cristo incorona la Madonna insieme a San Sigismondo e a Sant’Alberto Quadrelli, patrono del paese. Rusca realizzò anche gli affreschi sulle pareti laterali della navata centrale, raffiguranti la storia dell’Antico Testamento: i quattro profeti maggiori, gli arcangeli e i quattro evangelisti. Dello stesso artista sono anche tutte le decorazioni pittoriche poste sulle arcate e sulle pareti delle navate laterali.
ALTARE
L’altare maggiore è in stile barocco ed è stato eretto nel 1765 per sostituire un altare in legno. È composto da un corpo centrale in marmo policromo; sopra al tabernacolo è presente un tempietto composto da colonne e ricco di decorazioni e angeli adoranti.
ORGANO
L’organo fu costruito nel 1865 da Natale Balbiani partendo da uno strumento preesistente. Successivamente è stato ampliato da Pacifico Inzoli durante i restauri del 1903.
TORRE La torre campanaria è una costruzione con base quadrata di lato 6 metri e alta circa 45 metri.
In origine il campanile aveva il tetto a capanna ed era alto 16 metri; nel 1716 fu innalzato fino a 30 metri e aveva sei campane. Nel 1845 il parroco Monsignor Carlo Sessa portò ad 8 il numero delle campane e incaricò l’Ingegner Bruschini di Lodi di innalzare nuovamente la torre fino allo stato attuale.
Oggi la cella campanaria contiene 10 campane (fuse nel 1949 da Luigi d’Adda di Crema a ripristino del concerto ottocentesco andato perduto a causa della requisizione bellica). Presenta bifore a sesto acuto ed è coronata da merli ghibellini.
Oggi la basilica continua a essere luogo di culto e di incontro, ma anche punto di riferimento culturale e artistico, aperto a chi desidera conoscerne la storia e la bellezza.