La facciata dell’edificio è semplice, tipica del periodo tardo gotico lombardo, con forma a capanna, ingentilita da archetti pensili trilobati in cotto e rappresenta una delle più comuni tipologie di oratorio quattrocentesco.
Il portone e la finestra soprastante sono inserti settecenteschi, mentre la facciata originale prevedeva un grosso rosone con due aperture ad arco a tutto sesto situate a lato dell’ingresso principale. Ancora oggi sono visibili i tamponamenti.
Su un mattone della parasta destra in facciata è incisa la presunta data di fine dei lavori: 1499. Quella di inizio è il 1497 e la si trova impressa sopra una porta a lato della chiesa.
STORIA
La domanda sorge spontanea: come mai questa chiesa è stata costruita davanti alla basilica principale? Possiamo ipotizzare che fosse una chiesa legata al culto dei morti perché, come risulta dai mappali del Catasto Teresiano, nella stessa zona vi trovava posto un cimitero. I documenti della medesima epoca riportano, inoltre, che la via ora intitolata al commediografo rivoltano Carlo Bertolazzi, un tempo era denominata via Cimitero.
All’esterno non è evidente, ma una volta entrati nel tempio, si può notare una peculiarità: osservando le forme geometriche degli affreschi, si può intuire che la chiesa è disassata e probabilmente sorge su una struttura preesistente.
Nel Quattrocento, questa chiesa apparteneva alla Confraternita degli Scolari di Santa Maria. In alto, sulla controfacciata a destra, è presente l’iscrizione dei committenti; dalla parte opposta, invece, troviamo l’anno di realizzazione degli affreschi: 1506.
VOLTA AFFRESCATA
I nomi degli artisti Martino Piazza e Pietro Carioni sono venuti alla luce grazie al ritrovamento di un documento di pagamento. A Martino Piazza è attribuita la parte superiore della volta sulla quale sono affrescati 104 tondi che raffigurano volti umani alternati con motivi grotteschi, nella prima campata con delfini e nella seconda con girali. L’opera trova ampio riscontro con le tecniche illustrate da Leonardo Da Vinci nel suo “Trattato sulla Pittura” in cui dà molta importanza alla fisiognomica: un’interpretazione della natura che deduce i caratteri spirituali degli individui dalle espressioni e dai tratti del loro volto, rappresentandoli dal vero, in tutte le diverse situazioni e classi sociali. Leonardo suggeriva ai suoi allievi di munirsi di un “libretto” per riportare i diversi atteggiamenti, i moti, le espressioni e l’età. Questa pratica è documentata da moltissimi bozzetti di Leonardo risalenti all’ultimo decennio del Quattrocento che, confrontati con i volti dipinti da Martino Piazza, suo allievo diretto, testimoniano una fedele e scrupolosa applicazione delle tecniche stilistiche, rivoluzionarie per l’epoca, apprese nella bottega milanese del maestro.
Da notare, inoltre, il particolare motivo a intreccio di foglie e frutti presenti nel fascione che unisce l’arco alla volta: esso richiama le ghirlande intorno alle lunette sopra il Cenacolo Vinciano a Milano. Il soggetto geometrico delle fasce decorative che delimitano la volta e i nodi intrecciati sotto l’arcone che divide le due campate, rimanda a modelli leonardeschi: ne troviamo riscontro nel “Codice Atlantico”, la più ampia raccolta di disegni e scritti di Leonardo da Vinci, conservato presso la Biblioteca Ambrosiana di Milano.
Nella parte inferiore della volta sono ritratti alcuni episodi della vita della Vergine Maria narrati nei Vangeli apocrifi.
Il ciclo si apre con l’incontro tra Sant’Anna e San Gioacchino alla Porta Aurea e prosegue con la natività della Vergine, la presentazione di Maria al tempio, l’educazione della Vergine, San Giuseppe ed il miracolo delle verghe, lo sposalizio della Vergine, la nascita di Gesù, l’adorazione dei pastori, l’adorazione dei magi, la fuga in Egitto, la strage degli innocenti, la disputa di Gesù al tempio.
Le ultime scene raffigurate in controfacciata riguardano ancora la Madonna: l’angelo che reca la palma alla Vergine e l’assunzione.
ALTARE
Nel 1729 venne commissionato un nuovo altare in marmo allo scultore Andrea Fantoni.
Qualche decennio dopo, la parte bassa dell’altare che doveva essere dotata di un tabernacolo per la conservazione dell’Eucarestia, venne rimaneggiata dallo scultore Carlo Nava. Le parti sostituite, originariamente realizzate da Fantoni, non sono andate perdute, ma sono state spostate nella Chiesa di Sant’Alberto. È sempre da attribuire a Carlo Nava anche la statua della Vergine realizzata in marmo bianco di Carrara.
BATTISTERO
Nel 1789 la confraternita venne soppressa e, da allora, questa chiesa ha continuato la sua attività come chiesa sussidiaria della Basilica. Per qualche decennio, vi si sono celebrati i battesimi, ecco il motivo della presenza di un Battistero ligneo di fattura ottocentesca, precedentemente conservato nella chiesa parrocchiale.