Chiesa di Sant’Alberto Quadrelli

La chiesa dedicata a Sant’Alberto Quadrelli stata edificata nel 1731. Per struttura e decorazioni, presenta già gli stilemi del gusto Neoclassico.

Della facciata possiamo dire che è ariosa e incantevole soprattutto per la semplicità strutturale del suo cornicione e per la forma delle volute che lo compongono. Le brevi rientranze laterali creano lo spazio per il pozzo che sorge a sinistra e per la teca dei Morti della Peste che sorge a destra. Fino a qualche decennio fa in questa teca erano esposti alcuni teschi che si dice risalissero ad alcune vittime della “peste manzoniana”.

L’epigrafe centrale, posta sul tamponamento di quella che era una finestra, ricorda che il tempio è posto in prossimità del luogo tradizionalmente identificato come l’abitazione della famiglia Quadrelli. Non c’è alcun supporto documentale a riguardo, ma è da sottolineare che la tradizione è ben più antica della costruzione della chiesa, perché già all’inizio del 1700, la strada, collocata in Porta Paladino, veniva chiamata Contrada Sant’Alberto.

Sul lato sinistro della facciata è ben visibile il piccolo e grazioso campanile a pianta triangolare. Si tratta di una struttura molto curiosa e non così comune, manufatto probabilmente progettato come lo vediamo per soddisfare l’esigenza di collocarlo sul tetto dell’edificio e ancorarlo sopra due sole pareti portanti disponibili anziché quattro.

La chiesa è a navata centrale a conferma del gusto neoclassico di chi l’ha progettata. Lo sguardo ci porta immediatamente a osservare la decorazione pittorica che possiamo riconoscere strutturata su due livelli:

un primo livello settecentesco, risalente all’edificazione della chiesa, riguarda:

  • l’affresco principale sopra l’altare
  • le quattro paraste con i Dottori della Chiesa (due purtroppo tagliati successivamente dalla collocazione della cantoria e dell’organo)
  • la medaglia al centro della volta con Sant’Alberto in gloria
  • le due lunette del presbiterio sopra le finestre che illustrano, del Santo, a destra la carità operosa e, a sinistra, la fedeltà alla dottrina della Chiesa romana

L’affresco grande sopra l’altare, in parte coperto dall’altare in marmo, rappresenta Sant’Alberto ritratto in Paradiso affiancato dalla Madonna col Bambino. Molto interessante e curiosa è la parte bassa dell’affresco che ritrae il Parroco di Rivolta con alcuni fedeli in contemplazione della scena celeste e una processione in corso nei pressi della chiesa parrocchiale di Rivolta. Vi si vedono ritratti molti fedeli, tra i quali il priore della Confraternita del Santissimo Sacramento impegnato a regolare lo svolgimento del rito. La Basilica è ritratta nelle sue sembianze dell’epoca (siamo nella prima metà del ‘700), quando la facciata era ancora priva del pròtiro e la torre alta solo circa 30 metri, subito dopo il primo innalzamento avvenuto nel 1716, priva del secondo innalzamento e dell’attuale merlatura realizzata solo nel 1845. Questa immagine si può definire una vera e propria fotografia del complesso della Basilica vecchia di 300 anni.

Una ridipintura ottocentesca, che occupa il secondo livello della decorazione pittorica, riguarda il soffitto, gli archi, i sottarchi, l’inquadratura dell’affresco principale sopra l’altare “a tempio greco col timpano”, i Santi Pietro e Paolo e altre parti dell’edificio. Tale decorazione fu realizzata probabilmente dal pittore cremonese Guglielmo Maggiori Beltrami, detto Geromino, in occasione della proclamazione di Sant’Alberto a Patrono di Rivolta avvenuta nel 1832.

L’altare maggiore in marmo è opera settecentesca dello scultore bergamasco Andrea Fantoni e proviene dalla chiesa di Santa Maria Immacolata.

Le cappelle laterali sono dedicate a Sant’Antonio da Padova, a sinistra, e a Santa Lucia, a destra. Di quest’ultima non vi è alcuna raffigurazione e nella cappella si conserva una statua di Cristo coronato di spine. A sinistra, la statua di Sant’Antonio con Bambino proviene dall’antica cappella del Lazzaretto che sorgeva sulle rive del fiume Adda, andata distrutta con la rovinosa piena del 1747. Una cronaca dell’evento conservata nell’archivio parrocchiale racconta che “fu veduta andarsene la statua di Sant’Antonio fra l’onde, alcuni animosi divoti si posero nell’acqua e gli riuscì di ricuperarla e fu riposta nella nuova chiesa di Sant’Alberto”.

In questa nicchia posta nella navata centrale viene conservata l’insigne reliquia di Sant’Alberto donata a Rivolta dai lodigiani nel 1856. Si tratta dell’osso della tibia, posto in un elegante reliquiario argentato, che viene portato in processione nei giorni della festa patronale che si celebra ogni 4 luglio. I resti del patrono rivoltano sono venerati nella cripta della Cattedrale di Lodi.

L’organo a canne è opera dell’organaro bergamasco Pellegrino Bossi che lo realizzò nel 1836. Presenta registri originali dell’epoca tra i quali una Viola bassi di 4 piedi con canne realizzate in cartapesta.

Chi era Sant’Alberto Quadrelli?

Il patrono della comunità di Rivolta d’Adda vi nacque probabilmente nel 1103 e morì il 4 luglio del 1173. Fu parroco di questa comunità e successivamente Vescovo di Lodi.

Erano gli anni di Federico Barbarossa capo del Sacro Romano Impero e dello scisma provocato dalla scissione del collegio cardinalizio e dal riconoscimento di un antipapa sostenuto dall’imperatore e messo in contrapposizione al pontefice legittimo, Alessandro III.

L’allora Vescovo della vicina città di Lodi, Alberico da Merlino, era totalmente sottomesso alla volontà dell’imperatore e dell’antipapa. Fu nel 1169 che, per volontà del clero lodigiano, con il sostegno dell’Arcivescovo di Milano, San Galdino Della Sala, legato papale, venne affidata al parroco di Rivolta, eletto Vescovo, la missione di staccare la Chiesa di Lodi dall’orbita imperiale per riportarla a una prospettiva più favorevole alla fedeltà nei confronti del vero papa romano.

Alberto Quadrelli godeva di fama di pastore fermo, illuminato; dai nemici ritenuto “uomo onesto, sapiente e religioso, largamente ornato di buoni costumi, in tutto timorato e molto devoto di Dio”.

La missione del nuovo Vescovo venne portata a termine: Alberico fu deposto e decadde anche la scomunica sulla città. E, come scrive uno studioso delle vicende dell’epoca, Antonio Bravi, “essere riuscito nell’impresa senza causare strappi nei rapporti intercorrenti fra l’Imperatore e la città lodigiana, fu sicuramente un capolavoro di abilità, di acume politico e di grande responsabilità”.

Queste le virtù di Sant’Alberto Quadrelli venerato ancora oggi non solo come patrono della comunità di Rivolta d’Adda, ma anche come patrono secondario della città e della Diocesi di Lodi, ricordato lungo i secoli anche come pastore sensibile alle necessità dei poveri.