Palazzo Candiani, Ottolini-Visconti, Celesia

Il palazzo sorge nel cuore di Rivolta d’Adda, non lontano dalla prestigiosa Basilica romanica ed è noto ai Rivoltani come Palas dal Cùnt, ora di proprietà della Parrocchia. 

Per risalire alle origini di questo edificio occorre tenere in considerazione le vicende storico-politiche in cui si è trovata la comunità del borgo nei secoli passati. Il luogo è quello di un antico castello di cui si ha notizia fin dal 1341. Esso venne distrutto dalla cieca furia dei Guasconi di Luigi XII, re di Francia, tra il 12 e il 13 maggio del 1509, quando occuparono Rivolta togliendola ai Veneziani, nel corso di quella che fu denominata Battaglia di Agnadello.

Non abbiamo documenti che attestino la data di ricostruzione dell’attuale palazzo. Sappiamo, tuttavia, che dopo essere stato testimone di lotte interminabili, una volta tornata la sospirata pace, esso ha saputo offrire ospitalità a chi cercava tranquillità nella verde distesa delle campagne. Venne infatti destinato alla residenza delle famiglie aristocratiche, che lo avevano trasformato in “casa di delizia”.

Dalla tipologia architettonica possiamo supporre che venne ricostruito tra il Seicento e il Settecento. 

Dal XVI al XVIII secolo, Rivolta divenne feudo di nobili famiglie milanesi, in quanto il borgo era strettamente dipendente dal Ducato di Milano: i De Capitani d’Arzago, gli Stampa, i Candiani e gli Ottolini-Visconti.

Dal 1845 fino al 1942 il palazzo fu dei banchieri Celesia che ne cedettero la proprietà a Monsignor Stefano Renzi, parroco del paese. Nel 1951 il parroco nominò erede la Chiesa Parrocchiale, disponendo che fosse adibito a luogo per l’educazione della gioventù. Oggi il corpo nobile del palazzo è trasformato in Oratorio Parrocchiale.

Lo stile della costruzione è di stampo Neoclassico, ne rispecchia la sobrietà, con linee semplici. Risponde pienamente ai canoni del ‘600 e del ‘700, il periodo d’oro delle ville di delizia, sontuose, di vasto respiro e di sorprendente ricchezza.

La struttura con schema a U, presenta una chiara distinzione tra i corpi nobili e i 2 bracci laterali ed è sapientemente organizzato secondo le relative funzioni. Le adiacenze di servizio e le strutture agricole servivano per la servitù e per trasferire le carrozze. Davanti alla facciata è presente il cortile d’onore, chiuso e separato dallo spazio pubblico, messo però in comunicazione con l’esterno mediante finestroni arcuati con inferriate: ne risulta un cortile raccolto, ma non completamente isolato.

La facciata del corpo nobile, al fondo del cortile, non presenta nulla di particolare, è molto semplice; non esistono balconate e la porta d’ingresso è molto modesta.

I materiali usati per la struttura e le decorazioni del palazzo provengono dalle cave raggiungibili per vie d’acqua: il fiume Adda consentiva infatti di acquisire facilmente carichi di ogni provenienza. Per le strutture portanti vennero usati due tipi di granito provenienti dal Lago Maggiore.

Nel palazzo esisteva un tempo una lunga galleria, posta orizzontalmente all’interno del corpo nobile, che portava allo scalone d’onore costituito da un grandioso manufatto con una bella balaustra a colonnine. La galleria, ora inframmezzata in diversi ambienti, ha un soffitto a botte dipinto in stile Neoclassico a finti cassettoni. Le pareti sono affrescate con finte prospettive architettoniche con grandi riquadri contenenti personaggi.

Nelle varie sale del palazzo si possono ammirare soffitti monocromi con finte volte a crociera e decorazioni floreali, un soffitto a grande cupola quadrangolare e a padiglione, con notevoli effetti illusionistici, tipici paesaggi romantici, ruderi romani, antichi colonnati, borghi, fiumi, laghi, alberi. Sono presenti camini in marmo e pavimenti in nocciolato lombardo. Esclusiva di una sala al pian terreno, vi si può ammirare un meraviglioso pavimento realizzato a mosaico (seminato) che mostra forme geometriche a rombi chiaroscurati.

Nella sala centrale del piano superiore, molto grande, troviamo un affresco raffigurante Maria Beatrice Ricciarda D’Este (1750-1829) erede del Ducato di Modena e di Milano, moglie dell’arciduca d’Austria Ferdinando d’Asburgo Lorena e, conseguentemente, consorte del governatore di Milano nel periodo in cui questo palazzo era di proprietà dei conti Candiani, molto vicini ai regnanti austriaci.

Questa sala è l’unica dotata di un piccolo balcone che un tempo si affacciava su un giardino all’italiana strutturato in figure geometriche con siepi basse e decorazioni al suolo, dove si pensa vi fosse una fontana che dominava la facciata posteriore, raggiungibile passando da una graziosa scalinata a ventaglio. Questa facciata era ritenuta la più importante, maggiormente decorata rispetto alla facciata antistante, con timpani alle finestre e cartelle sotto-finestra. La si può immaginare luogo di feste all’aperto, conversazioni, giochi, spettacoli, incontri mondani, dominata dalle architetture floreali che si stendevano davanti e dalla meravigliosa visuale, all’orizzonte, della valle dell’Adda che, libera dall’urbanizzazione seguita nel Novecento, offriva un incantevole spettacolo naturale.